Scopriamo il genere Gypaetus

Gypaetus è un genere appartenente all’ordine degli Accipitriformi, ovvero l’ordine a cui appartengono anche le aquile, molte specie di falco, i nibbi, le poiane, i condor e gli avvoltoi. L’ordine Gypaetus è costituito da una sola specie, il magnifico gipeto o avvoltoio barbuto (Gypaetus barbatus).

Vediamo quindi la classificazione tassonomica di questo genere:

Aves -> Accipitriformes -> Accipitridae -> Gypaetus

Il gipeto è un grosso ed elegante avvoltoio del Vecchio Mondo (Eurasia e Africa), a mio avviso uno dei rapaci più eleganti in circolazione. Ecco la sua distribuzione geografica:

Legenda: in verde, le zone in cui è presente, in rosso, le zone in cui non è più presente, in giallo, le zone in cui è stato reintrodotto (le nostre Alpi).

Le femmine, più grandi dei maschi come in molte altre specie di rapaci, arriva a 125 cm di lunghezza, 2,83 metri di apertura alare e quasi 8 kg di peso, quindi significativamente più grande e massiccio di un’aquila reale (femmina). Il loro aspetto è inconfondibile: piumaggio nero e arancione/ruggine, testa completamente piumata con due baffi neri ai lati, e occhi con iride bianco e sclera rosso acceso.

Il colore del loro piumaggio è molto variabile, e talvolta l’arancione è talmente chiaro da sembrare bianco, come si vede nella foto qui sotto. Inoltre potete anche capire la stazza di questo animale rispetto ad un essere umano:

In volo è altrettanto inconfondibile, con la sua insolita coda romboidale e le ali più appuntite rispetto a qualunque rapace della sua stazza:

Il gipeto è sì un avvoltoio, cibandosi quasi esclusivamente di animali già morti, ma è un avvoltoio certamente insolito. Infatti, tutti gli altri avvoltoi hanno la testa nuda, per poterla infilare nelle carcasse degli animali senza sporcarsi il piumaggio. Il gipeto si ciba di carcasse, ma la sua dieta è molto particolare, ovvero costituita al 90% da ossa! In pratica, il gipeto è il livello successivo degli spazzini, cibandosi di quello che resta dopo che gli altri spazzini sono già passati e hanno mangiato tutte le parti molli facilmente accessibili, come i muscoli e gli organi interni. Il gipeto infatti mira alla parte più nutriente e più nascosta, ovvero il midollo. Per questa sua dieta, il gipeto viene anche chiamato avvoltoio ossifrago, ovvero mangiaossa.

In questo breve video si vede bene come un gipeto possa ingoiare facilmente ossa enormi:

Questo avvoltoio “anomalo” riesce a inghiottire e digerire ossa veramente enormi, grandi quanto un femore di agnello! I suoi acidi gastrici hanno un pH di circa 1 (molto acidi, più di quelli nel nostro stomaco), e possono dissolvere completamente un osso di dimensioni notevoli in circa 24 ore. Le ossa troppo grandi vengono sollevate fino a 150 metri da terra e lasciate cadere sulle rocce sottostanti. Una volta frantumate in pezzi più piccoli, il gipeto plana a terra per poterle mangiare. Questi uccelli possono afferrare e portare in aria ossa fino a 10 cm di diametro e un peso di 4 kg, ovvero più della metà del loro stesso peso corporeo! Questa tecnica non è immediata, e i giovani gipeti impiegano anche anni per padroneggiarla. Il successo evolutivo di questa specie è dovuto principalmente proprio alla sua dieta, che non vede praticamente alcuna competizione per il cibo (le ossa non le mangia quasi nessuno!). Per contro, i gipeti devono sorvolare aree enormi per trovare abbastanza ossa di cui nutrirsi. Il gipeto è il sesto uccello al mondo per altezza massima raggiunta in volo, 7.300 metri, seguendo le correnti ascensionali. Se vi interessa il tema, vi rimando a quest’altro mio post sulle altezze massime raggiunte dagli uccelli in volo.

Ecco un gipeto che lancia ossa dall’alto per frantumarle sulle rocce:

I gipeti non hanno di certo i super artigli dei rapaci prevalentemente predatori, ma le loro zampe sono mediamente più forti e prensili di quelle degli altri avvoltoi. Le loro zampe sono anche più corte e molto piumate, e questo, assieme ad ali più appuntite, rende la silouette dei gipeti più simile a quella dei falconi (Falconiformi) che non a quella degli altri avvoltoi e dei condor.

Come termine di paragone, ecco un grifone eurasiatico (Gyps fulvus), un tipico avvoltoio del Vecchio Mondo:

Come potete notare, le differenze sono veramente notevoli. Opinione personale, trovo che il gipeto sia di gran lunga più elegante e maestoso del grifone, ma anche di tutti gli altri avvoltoi e condor.

Durante la stagione riproduttiva i gipeti si nutrono anche di altre parti delle carcasse, non solo di ossa, dal momento che nutrono i pulcini con queste parti per loro più gestibili. Altra differenza significativa con altri avvoltoi, i gipeti portano cibo al nido trasportandolo con il becco o le zampe, e non rigurgitandolo come gli altri avvoltoi. I gipeti inoltre hanno anche una maggior propensione a cacciare prede vive rispetto agli altri avvoltoi. Tra le loro prede preferite ci sono le povere tartarughe, che fanno una fine abbastanza spiacevole. Vengono infatti trattate alla stregua di grosse ossa e lasciate cadere sulle rocce da grandi altezze, in modo da frantumare il carapace. A volte afferrano e lasciano cadere anche piccoli mammiferi come lepri e marmotte, facendole letteralmente sfracellare sulle rocce.

I gipeti nidificano su pareti rocciose inaccessibili, costruendo un grosso nido con rami secchi e materiali morbidi all’interno. Depongono 1 o 2 uova, le incubano per circa 2 mesi, e i pulcini vengono nutriti da entrambi i genitori per circa 4 mesi. Dopo l’involo restano dipendenti dai genitori anche per due anni. Fonte

Ecco un pulcino di gipeto nel nido, con un secondo uovo non ancora schiuso:

Ecco il video di una nest cam sul nido di una coppia di gipeti:

Purtroppo è una specie in declino, come del resto moltissime altre. Sulle nostre Alpi è stato reintrodotto circa 30 anni fa, ma purtroppo si sta verificando un problema di inincrocio, a causa dello scarso numero di animali, cosa che causa spesso problemi genetici e uccelli che nascono invalidi.

Concludendo, spero vivamente che i vari enti di protezione degli animali selvatici e degli uccelli, come la Lipu, e gli enti di salvaguardia dei loro habitat naturali, riescano ad evitare che questa specie maestosa e bellissima sparisca per sempre da questo pianeta. Il gipeto è veramente un avvoltoio “atipico” e unico al mondo, e dobbiamo proteggerlo a tutti i costi.

A presto e grazie della lettura!

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