Sbagliando s’impara

Qualcuno una volta mi disse che l’esperienza è la somma di tutte le fregature, e aveva incredibilmente ragione. Ma partiamo dall’inizio. Fin da piccolo ho sempre avuto un sacco di pennuti: pappagalli, diamanti mandarini, piccioni, anatre, quaglie giapponesi, galline e tacchini. Però quasi tutti li acquistavamo già nati dagli allevatori, oppure li facevamo riprodurre a casa, ma erano gli stessi uccelli a covare le loro uova. A casa mia l’incubazione artificiale non era mai stata presa in considerazione. Quindi io non ho mai potuto fare esperienza a riguardo, non prima del 2019. Infatti, a ottobre 2019 ho acquistato le mie prime quaglie californiane proprio con l’intento di farle accoppiare e di incubare artificialmente le loro uova, era il sogno di una vita che si stava per avverare. Ma, come sempre, tra il dire e il fare c’è di mezzo l’oceano Pacifico. E già ne ero consapevole, ma non abbastanza. Dopo un bel po’ di ricerche e studio sull’argomento, decisi di prendere un’incubatrice di fascia bassa (50€ su Amazon), che comunque aveva ottime recensioni.

Ecco l’incubatrice che avevo scelto:

Ma prima di incubare le uova delle mie quaglie californiane, uova molto più preziose, volevo prima provare a incubare delle uova acquistate da un allevatore di quaglie europee e giapponesi. La mia idea era quella di incubare 15–20 uova di quaglia europea autoctona (Coturnx coturnix), crescerle senza troppi contatti umani a casa dei miei genitori, e quindi liberarle in primavera quando sarebbero state abbastanza cresciute. Quindi riuscii a contattare un allevatore, un ragazzo molto giovane che studiava agraria, che aveva queste quaglie. Gli chiesi 20 uova, ma purtroppo era già dicembre, e questa specie di quaglia non la teneva produttiva tutto l’anno, togliendogli il riscaldamento artificiale. Quindi dovette riscaldarle solo per me, ma alla fine le sue quaglie riuscirono a deporre soltanto 6 uova. Vabbè, meglio che niente. Quindi andammo a recuperarle di persona (1 ora andare e 1 ora a tornare), per 50 centesimi a uovo. Purtroppo però i lunghi viaggi non fanno benissimo alle uova, perché le vibrazioni ne riducono la fertilità, amen.

Una volta a casa dovevo solo buttarle in incubatrice e aspettare che la natura facesse il resto. Seeee, magari!!! L’incubatrice cinese low cost che avevo preso aveva un sacco di problemi di termostatazione, non era ben isolata e quindi anche all’interno aveva dei gradienti termici mostruosi dal centro ai lati, anche 1°C, ASSOLUTAMENTE INACCETTABILE!!! Quindi con una termometro professionale (preso in prestito al lavoro) ho cercato di regolarla al meglio che ho potuto. Inoltre la regolazione dell’umidità interna era praticamente assente. Dal manuale dovevi aprirla ogni 2 giorni e aggiungere acqua alla vaschetta sul fondo, in pratica l’umidità interna era veramente a caso, o meglio, alta o bassa. Il controllo dell’umidità è invece un parametro fondamentale.

Nel frattempo le mie quaglie californiane avevano fatto 3 uova, perché le tenevo in casa al caldo, e quindi si erano accoppiate anche a dicembre. Casino!! Non potevo mica buttarle! Ma c’era un grosso problema. Infatti il tempo di incubazione della quaglia europea è di 17 giorni, contro i 22–23 delle quaglie californiane. Quindi la mia idea geniale da principiante è stata metterle in incubazione comunque insieme e poi togliere prima le uova della quaglia europea e farle schiudere fuori dall’incubatrice con un pessimo metodo fai da te. Bene, il metodo fai da te ha cotto TUTTI i poveri pulcini che stavano per nascere, perché la temperatura di notte è salita a 45°C. Le tre uova delle californiane rimaste in incubatrice non sono mai nate, anche se erano fecondate, probabilmente perché la femmina che me le ha deposte era molto giovane e non sessualmente matura. O anche perché l’incubatrice faceva c…, o un insieme delle due cose. E non vi dico le notti insonni per alzarmi ogni due ore a controllare la temperatura dell’incubatrice che oscillava paurosamente…

Questa è stata la mia PRIMA INCUBAZIONE in assoluto, ed è stato un fail totale. Ma non mi sono demoralizzato perché era la prima volta e ci poteva tranquillamente stare.

Quindi fu la volta del secondo tentativo, verso maggio 2020, quando le mie quaglie californiane hanno iniziato a deporre seriamente. Ovviamente l’incubatrice era la stessa, e ormai mi ispirava sempre meno fiducia. Ma quella avevo. Tuttavia, pensai di apportare qualche modifica, basandomi su delle conoscenze da chimico. In chimica, se si vuole fare una camera a umidità controllata, si possono usare delle soluzioni saline sature e, a seconda del sale usato, si ottengono diverse umidità relative. Dopo settimane di prove, decisi di usare il carbonato di potassio per la prima parte di incubazione, quando serve circa il 40–50% di umidità, e il comune sale da cucina per i giorni della schiusa, quando serve il 60–70% di umidità relativa. Ma c’erano due problemi che avevo sottovalutato: primo, l’incubatrice non è un sistema ermetico per definizione, perché gli embrioni devono respirare, secondo, quei sali potrebbero rilasciare delle sostanze tossiche per gli embrioni. Risultato? Ancora una volta un fail totale. Stavolta però era andata anche peggio. Due pulcini avevano iniziato a rompere l’uovo ma poi si erano fermati per 2 giorni, e decisi di aiutarli a uscire. Dopo una fatica MOSTRUOSA (bisogna avere la mano più ferma di quella di un neurochirurgo), tirammo fuori a forza due pulcini. I pulcini erano però debolissimi e totalmente privi del senso di equilibrio, e sono morti dopo 2 giorni di stenti.

Morale? Incubatrice pessima + tecniche fai da te = FALLIMENTO ASSICURATO.

Ecco, dopo questo nuovo fallimento ho iniziato a demoralizzarmi un po’, anche perché veder morire delle creaturine indifese non è affatto bello. La soluzione era soltanto una: cambiare incubatrice.

L’incubatrice cinese low cost che avevo preso, oltre a tutti i problemi già citati, aveva anche un sistema di rotazione delle uova obsoleto, con le uova tenute sdraiate così:

Le incubatrici moderne tengono invece le uova con la parte acuta verso il basso. Questo aiuta il corretto sviluppo embrionale, e il corretto posizionamento del pulcino con la testa verso la parte meno acuta, perché se invece il pulcino sta con la testa verso la parte più acuta dell’uovo non riuscirà mai a uscire. E guarda caso, molte delle uova non nascevano proprio per questo motivo (vedi foto sopra).

Quindi mi decisi a spendere qualcosa in più (210€) per un’incubatrice semi-professionale: una Borotto Lumia 8, dotata di rotazione moderna delle uova, igrostato Sirio e una coibentazione nettamente migliore. Ora la temperatura non sballava di più di 0,2°C, decisamente meglio di prima!

Ecco la nuova incubatrice:

E quindi siamo alla mia TERZA INCUBAZIONE. Questa volta le cose andarono decisamente meglio, anche se non ancora come avrebbero dovuto: su 8 uova incubate, 4 si sono schiuse, ma un pulcino è morto subito respirando una goccia d’acqua rimasta in un angolo dell’incubatrice, uno è nato incapace di stare in piedi ed è morto dopo 2 giorni, uno è nato ipovedente (Quasi) e uno solo è nato sano al 100% (Alvin, RIP…). Bene ma non benissimo, come si suol dire. Comunque, per la prima volta ho potuto realizzare il mio sogno di crescere degli uccellini che si fidassero di me, e con loro ho passato dei bellissimi momenti. Purtroppo Alvin non c’è più, ma Quasi me la godo tutti i giorni.

Siccome avevo ancora un sacco di uova e volevo aumantare la percentuale di nascite, decisi di buttare su immediatamente un quarto batch di uova, sempre 8. Questa volta cercai di cambiare qualche parametro per vedere se la situazione sarebbe migliorata. Infatti, per lo stoccaggio delle uova fertili, decisi di disinfettarle con luce UV (cosa che a volte fanno anche industrialmente prima di incubarle) e di stoccarle in una camera umida al 75%, invece che al 50% solito della mia cantina. A volte infatti le uova si disidratano troppo in stoccaggio e i pulcini nascono deboli o nemmeno riescono a uscire dall’uovo. Risultato? ALTRO FAIL CLAMOROSO. Di 3 pulcini nati nessuno riuscì ad arrivare al quinto giorno di vita, perché erano deboli e non mangiavano abbastanza. Un’altra volta ho voluto fare lo splendido e ho mandato a monte tutto.

Per il 2020 decisi che sarebbe stato meglio finirla lì.

E veniamo alla mia QUINTA INCUBAZIONE, quella più recente. Per questo giro ho deciso di mettere in pratica tutte le cose che ho imparato nel 2019 e nel 2020 a suon di fallimenti. Quindi:

  • niente disinfezione delle uova, perché serve solo se sono coperte di escrementi (le mie sono sempre pulitissime);
  • stoccaggio delle uova a punta in giù senza camera umida, solo il normale clima della mia cantina;
  • alimentazione corretta delle femmine che fanno le uova: infatti ho poi scoperto che gli fornivo un’alimentazione troppo povera di proteine;
  • niente idee fai da te strambe, che fanno solo andare tutto a quel paese;
  • mai più incubatrici economiche cinesi (chi più spende, meno spende…);
  • ho fatto delle modifiche minori all’incubatrice Borotto, comunque non priva di difetti (ho dovuto fare dei canali comunicanti tra le vaschette per l’acqua, per permettere una distribuzione ottimale dell’acqua, che prima invece saliva fino a bagnare le uova).

Con tutte queste migliorie, e dopo innumerevoli disavventure, alla fine ho avuto FINALMENTE un risultato eccellente, ovvero 7 pulcini nati sani e vispi su 8 uova incubate.

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