L’incredibile caso della balia melanica delle Catham

Fin da piccoli ci è sempre stato detto che se due fratelli si riproducono i figli che nascono sono tutti malformati e destinati a morire molto presto, ma è realmente così oppure la cosa viene volutamente ingigantita per scoraggiare (giustamente) l’incesto e quindi l’inincrocio (inbreeding in inglese) o endogamia? Sicuramente una buona parte di questi detti sono veri. L’accoppiamento di individui con alto grado di consanguineità, inevitabile per esempio nelle piccole popolazioni, può infatti causare diverse condizioni sfavorevoli nella prole, come ad esempio la riduzione della variabilità genetica (il famoso “collo di bottiglia evolutivo”), l’espressione di mutazioni recessive (quelle cioè che se trasmesse da un solo genitore non sono svantaggiose) e la loro possibile diffusione nella popolazione. Fonte

A quanto pare però, anche in caso di inincrocio, la selezione naturale (o artificiale come nel caso degli animali addomesticati) può, dopo un periodo critico iniziale, superare il problema della debolezza genetica di una specie che affronta un collo di bottiglia di popolazione. In pratica sembra che dopo un iniziale periodo difficile, in cui la maggior parte dei discendenti hanno grossi problemi genetici e quindi fisici, gli alleli difettosi e recessivi che causano il difetto vengono eliminati, proprio a causa del fatto che gli individui che li portano sono spesso talmente deboli e deformati da non riuscire a riprodursi. Di conseguenza, anche se all’inizio l’inbreeding sembrerebbe soltanto deleterio per una popolazione, in seguito si rivela vantaggioso, proprio perché la selezione elimina i geni difettosi come ho detto prima. Fonte

E in natura è già capitato e abbiamo le prove. E’ il caso quasi incredibile di un uccellino, la balia melanica delle isole Chatham (Petroica traversi), ovvero questo uccellino tutto nero:

Attualmente vivono circa 250 esemplari di balia melanica, ma nel 1980 ne sopravvivevano solo cinque, tutti sull’isola di Piccola Mangere. Essi furono salvati dall’estinzione da Don Merton, dagli altri membri della squadra del Wildlife Service e, soprattutto, da Old Blue, l’unica femmina fertile sopravvissuta. Gli uccelli rimasti vennero trasferiti sull’isola di Mangere. Merton e i suoi uomini riuscirono ad aumentare il numero delle covate di Old Blue (e, successivamente, delle altre femmine), rimuovendo ogni anno le uova della prima covata e posizionandole nei nidi di esemplari della sottospecie di balia della Nuova Zelanda endemica delle Chatham, una tecnica nota come cross-fostering (allevamento parziale). Le balie della Nuova Zelanda si occupavano della prima covata, e quelle melaniche, avendo perso le loro uova, deponevano e crescevano un’altra covata.

Dal momento che le balie melaniche che oggi sopravvivono discendono tutte da Old Blue, la loro variabilità genetica è scesa sfortunatamente ai minimi termini e si è venuto così a creare un caso estremo di collo di bottiglia demografico. Stranamente, questo non sembra aver causato nessun problema grave legato all’inincrocio e gli studiosi hanno quindi ipotizzato che in passato la specie abbia già attraversato, durante la sua evoluzione, situazioni di questo tipo, alla quale si è adattata perdendo gli alleli che avrebbero potuto causare conseguenze deleterie. L’unico problema che si manifestò fu un difetto nella deposizione delle uova nei nidi. In pratica le femmine deponevano le uova sul bordo del nido invece che al centro, e quindi non riuscivano a covarle. Gli ornitologi le spingevano manualmente al centro, e questo causò un aumento notevole del problema, che si estese al 50% delle femmine della specie. Guarda caso, quando gli ornitologi smisero di aiutarli, il problema si ridusse fino quasi a scomparire. Fonte

Questo dimostra che la natura è in grado di eliminare il problema senza aiuti esterni, che anzi lo peggioravano.

In passato si riteneva che per scongiurare la cosiddetta “depressione da inincrocio” il numero minimo di esemplari di una popolazione doveva essere di circa 50 esemplari, ma ora gli studiosi hanno stabilito che questa cifra sia inesatta, dato che essa può variare da meno di 10 capi nelle specie insulari a elevato tasso di riproduzione, come la balia melanica, a varie centinaia nelle specie continentali più longeve dall’areale più vasto (come elefanti o tigri).

La specie viene considerata in pericolo di estinzione, ma le popolazioni presenti su Mangere e sull’Isola di Sud-Est comprendono ora circa 250 esemplari. Sulle Chatham sono tuttora in atto progetti di recupero dell’habitat e di sradicamento dei predatori introdotti, così che le popolazioni di balie e di altre specie endemiche delle isole possano aumentare, prevenendo il rischio di estinzione a causa di disastri naturali o eventi stocastici simili. Fonte

Come potete intuire, l’inincrocio naturale prolungato, nonostante passi inevitabilmente attraverso periodi geneticamente molto difficili, alla fine porta ad un rafforzamento della genetica tramite l’eliminazione delle mutazioni genetiche potenzialmente dannose.

Quindi anche nel caso degli animali d’allevamento succede la stessa cosa, con la differenza che invece deve essere l’allevatore ad attuare una corretta selezione al posto della natura. All’inizio però c’è un prezzo da pagare: veder nascere animali deformati e deboli e che muoiono di stenti, oppure che è addirittura necessario uccidere per evitargli una vita orribile. Senza questo lavoro abbastanza crudele, oggi non esisterebbero tutte le razze di animali che ci piacciono molto come animali da compagnia e/o che sono molto utili alla nostra società, compresi cani, gatti, polli, anatre, bovini, suini ecc ecc.

Per il business si fa questo ed altro…

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