Parliamo della zoomusicologia

La zoomusicologia è una branca della musicologia e della zoologia o, più specificamente, della zoosemiotica. La zoomusicologia è lo studio della “musica degli animali”, o meglio degli aspetti musicali del suoni prodotti e ricevuti dagli animali nella loro comunicazione. La zoomusicologia come campo risale al libro di François-Bernard Mâche del 1983 “Music, Myth, and Nature”, ed è stata sviluppata più recentemente da studiosi come Dario Martinelli, David Rothenberg, Hollis Taylor, David Teie ed Emily Doolittle. Tuttavia, come vedremo in seguito, i canti degli uccelli hanno affascinato e ispirato compositori e musicisti fin dall’antichità.

Nota: la zoomusicologia è un campo separato dall’etnomusicologia, lo studio della musica umana. A differenza di altri animali, infatti, l’umanità crea musica per scopi molto diversi dall’attirare partner o difendere il territorio.

Ricercatori in una vasta gamma di campi, tra cui musica, semiotica, filosofia e biologia, conducono ricerche di zoomusicologia, e ciò è dovuto al fatto che il campo della zoomusicologia è estremamente ampio e tocca molte discipline differenti. Il musicista e zoomusicologo Hollis Taylor ha condotto uno studio approfondito sull’uccello beccaio bianconero australiano (Cracticus nigrogularis) negli ultimi 15-20 anni, inclusa la ricerca interdisciplinare con filosofi e scienziati. Il clarinettista e filosofo David Rothenberg suona musica con gli animali e ha scritto libri sulla relazione tra il canto degli uccelli, degli insetti e delle balene con la musica umana. La compositrice Emily Doolittle ha scritto numerosi brani basati su canti di animali e ha pubblicato ricerche interdisciplinari di scienze musicali sul tordo eremita (Catharus guttatus) e sullo scricciolo canoro (Cyphrorhinus arada). Sul tordo eremita ho già scritto un post in cui parlo appunto del suo canto, ecco il link. Band heavy metal come Hatebeak, Caninus, Naegleria Fowleri e Boar Glue hanno pubblicato musica contenente rispettivamente suoni di un pappagallo grigio africano, un pitbull, un pappagallo amazzone e porcellino d’India. Susan Belanger ha anche contribuito al campo della zoomusicologia, con il suo lavoro sul canto dolce nella falena asiatica Ostrinia furnacalis e la sua relazione con l’inizio dei comportamenti riproduttivi. La ricercatrice Patricia Gray ha esaminato la musica prodotta dalle balene e da diversi uccelli canori. E questi sono soltanto alcuni dei lavori più significativi a riguardo.

La forma più nota di musica che si trova negli animali non umani è senza dubbio il canto degli uccelli. Il canto degli uccelli è diverso dai normali richiami. Ad esempio, molti brevi richiami di solito servono semplicemente per comunicare un messaggio diretto, ad esempio per avvertire i propri simili della presenza di cibo, oppure dell’avvicinarsi di un predatore. Le cosiddette “canzoni”, invece, presentano solitamente più ripetizioni e una struttura distinta, con un inizio, una parte centrale e una fine specifici. In molte specie di uccelli canori, i canti sembrano essere usati sia per attirare potenziali partner, sia per difendere il proprio territorio.

È stato osservato che i giovani uccelli canori acquisiscono la capacità di produrre il loro canto imitando gli uccelli adulti. Sembra inoltre esserci un periodo critico per l’apprendimento delle canzoni, passato il quale il giovane uccello non ha più l’abilità di incorporare nuovi suoni (eccetto le specie imitatrici, vedi sotto). In un esperimento, sono stati messi a confronto uccelli allevati in isolamento (questo comportava l’isolamento da altri uccelli così come da altri suoni ambientali) con quelli allevati in una colonia costituita da molti esemplari. Utilizzando una scansioni fMRI (Functional Magnetic Resonance Imaging) e scansioni BOLD (Blood Oxygen Level Dependent) come misura dell’attività cerebrale, è stato riscontrato che gli uccelli allevati in condizioni di isolamento non sembravano mostrare una preferenza tra i propri canti e un canto ripetitivo standard della specie. Al contrario, gli uccelli allevati nelle colonie hanno mostrato una reazione più forte alla riproduzione del loro stesso canto.

Un esempio di fMRI del cervello umano Fonte

Diverse specie di uccelli possono inoltre imitare i canti di altri uccelli o persino i suoni meccanici artificiali, e possono imparare suoni nuovi durante tutta la loro vita. Queste includono, con vari livelli di abilità imitativa, storni, tordi, corvi e cornacchie, molti pappagalli, il merlo indiano, la ghiandaia azzurra, l’uccello lira, il mimo poliglotta, il tordo di Lawrence, e altri.

Ecco un assaggio delle incredibili doti vocali dell’uccello lira (Menura novaehollandiae):

Mozart ebbe, per un certo periodo, uno storno in cattività che poteva imitare parte della sua musica Fonte, e su questo fatto sono stati perfino scritti dei libri!

Per restare in tema, il canto degli uccelli ha avuto un ruolo notevole nella musica classica occidentale, almeno dal XIV secolo in poi, quando compositori come Jean Vaillant citavano il canto degli uccelli in alcune delle loro composizioni. Tra gli uccelli il cui canto è stato ripreso più spesso nella musica ci sono sicuramente l’usignolo e il cuculo.

Molti uccelli hanno la capacità di emettere più suoni contemporaneamente, creando melodie polifoniche molto articolate e complesse, cosa che ovviamente ha sempre affascinato i compositori classici, da sempre impegnati nello studio e nello sviluppo di strutture poliarmoniche e polifoniche sempre più complesse e sorprendenti. Io, da appassionato di musica classica, non potevo non dedicare almeno un post a questa tematica tanto interessante quanto poco conosciuta.

Compositori e musicisti hanno utilizzato il canto degli uccelli nella loro musica in diversi modi: lasciandosi semplicemente ispirare dai suoni, oppure imitando intenzionalmente il canto degli uccelli in una composizione, oppure ancora incorporando direttamente nelle loro opere registrazioni di uccelli, come fece per la prima volta Ottorino Respighi. Oppure come fecero la violoncellista Beatrice Harrison nel 1927 e, più recentemente, il musicista jazz David Rothenberg, duettando con gli stessi uccelli in carne ed ossa.

Ecco la registrazione originale (del 1927!!!) di Beatrice Harrison che suona il violoncello nel suo giardino mentre un usignolo sta cantando:

Ecco invece David Rothenberg che suona il clarinetto in un centro aviario:

Autori tra cui Rothenberg hanno affermato che uccelli come il tordo eremita (di cui ho parlato prima) cantano su scale tradizionali come quelle usate nella musica umana, ma molti altri uccelli non utilizzano scale ben definite. Tuttavia, tra gli uccelli che abitualmente prendono in prestito frasi o suoni da altre specie, come lo storno, i modi in cui usano variazioni di ritmo e combinazioni di note possono assomigliare molto alla nostra musica, come ad esempio forme melodiche a forma di arco e discendenti nelle frasi musicali, note lunghe alla fine delle frasi e tipicamente piccole differenze di intonazione tra note adiacenti, almeno negli uccelli con un canto fortemente strutturato come il rampichino alpestre (Certhia familiaris).

I compositori classici ebbero (e hanno tutt’ora) una grande varietà di richiami e canti di uccelli da cui attingere, ma non solo, utilizzarono anche il movimento corporeo degli uccelli dal punto di vista ritmico. Alcuni compositori hanno usato i suoni degli uccelli alla lettera, come Sergei Prokofiev che ha usato un oboe per imitare il “quack” di un’anatra in “Peter and the Wolf”. Vivaldi invece ha voluto rappresentare musicalmente gli uccelli che si muovono e cantano nelle sue celeberrime Quattro Stagioni. Come dicevo prima, due uccelli particolarmente popolari sono l’usignolo e il cuculo. Il canto dell’usignolo è stato utilizzato da compositori tra cui Handel, che lo ha citato nell’aria “Sweet bird” in L’Allegro, il Penseroso ed il Moderato, nel “Nightingale chorus” in Salomone e nel suo Concerto per organo n.13, noto come “Il cuculo e l’usignolo“. Questo uccello appare poi nell’opera Hippolyte, di Rameau, ne Gli Uccelli, di Respighi, e nella Terza Sinfonia di Beethoven. Gli usignoli si trovano anche in opere di Glinka, Mendelssohn, Liszt, Balakirev, Grieg, Granados, Ravel e Milhaud. Il caratteristico richiamo del cuculo è usato nella composizione inglese del XIII secolo “Sumer is icumen in“, probabilmente il primo esempio del richiamo di un uccello tradotto in notazione musicale. Nel 1650, Athanasius Kircher rappresentò i richiami di diversi uccelli in notazione musicale nella sua enciclopedica Musurgia Universalis.

I canti di alcuni uccelli trascritti su spartito da Athanasius Kircher, XVII secolo Fonte

La Sonata Representiva di Heinrich Biber, del 1669, è suddivisa in sezioni etichettate con nomi di uccelli e altri animali. Biber usa lo sfregamento delle corde e gli unisoni stonati per imitare l’usignolo, il cuculo, il gallo e la gallina. Diversi compositori hanno scritto opere che rappresentano molti uccelli diversi, come il Bird Fancyer’s Delight di John Walsh, del 1715, che è una raccolta di brevi pezzi musicali etichettati con nomi di uccelli, che aveva lo scopo di insegnare agli uccelli da gabbia a cantare (video qui sotto).

Tra i maggiori compositori che imitano il canto degli uccelli troviamo quindi: Beethoven (Sesta Sinfonia, secondo movimento), Delius (On Hearing the First Cuckoo in Spring), Handel (The Cuckoo and the Nightingale), Respighi (Gli uccelli), Rimsky-Korsakov (Snow Maidens), Dvořák, Saint-Saens (Il Carnevale degli animali), Vivaldi (Concerto in la, “Il cuculo”) e Gustav Mahler (Prima sinfonia).

Meno comunemente imitati sono la cinciallegra (Quarta sinfonia di Anton Bruckner, primo movimento), il cardellino (Vivaldi), il fanello (Couperin, Haydn e Rachmaninov), il pettirosso (Peter Warlock), la rondine (Dvorak e Tchaikovsky), la ballerina bianca (Benjamin Britten) e la gazza (in una canzone di Musorgskij). Dvorak in particolare, con la sua musica ha celebrato molti altri tipi di uccelli, tra cui la colombella, l’allodola e il passero domestico.

Ecco il canto della cinciallegra:

Ecco quindi la Quarta sinfonia in mi bemolle maggiore di Bruckner, integrale, che imita proprio il canto della cinciallegra nel primo movimento. Riuscite a capire dove??

Nota: l’esecuzione inizia al minuto 11:30, prima c’è un’introduzione su Bruckner dello stesso direttore Valery Gergiev.

Curiosità: io sono un fan sfegatato della musica di Anton Bruckner, specialmente le sue 11 sinfonie (assolutamente monumentali e straordinarie), a tal punto che ho usato il primo movimento della Quarta sinfonia come colonna sonora della cerimonia del mio matrimonio.

Tra i compositori del ventesimo secolo, cito solamente Olivier Messiaen, che ha usato ampiamente il canto degli uccelli nella sua musica. Il suo Catalogue d’oiseaux, completato nel 1958, è un insieme di sette libri di brani per pianoforte solista basati totalmente sul canto degli uccelli. Il suo pezzo orchestrale Réveil des Oiseaux è basato quasi interamente sul canto degli uccelli. Molte delle sue altre composizioni, tra cui Quatuor pour la fin du temps, integrano in modo simile il canto degli uccelli. Messiaen ha notato che è stato particolarmente difficile trascrivere i timbri del canto degli uccelli per il suo Catalogue d’oiseaux, poiché il canto degli uccelli include un’ampia varietà di armoniche. Scoprì quindi di dover ricorrere a insolite combinazioni di note, e che il pianoforte era l’unico strumento in grado di parlare alla grande velocità e nei registri altissimi richiesti da alcuni degli uccelli più virtuosi, come il la tottavilla, l’allodola, la cannaiola, la capinera, l’usignolo e il tordo bottaccio. Fonte

Ecco quindi il Catalogue d’oiseaux integrale:

Personalmente trovo questo lavoro molto coraggioso, anche se non particolarmente gradevole all’orecchio.

Concludendo, gli uccelli ci ispirano e affascinano fin dall’alba dei tempi, con le loro incredibili e innumerevoli abilità, tra cui ci sono ovviamente anche quelle canore! Vi lascio quindi con questa bellissima compilation (parte 1 & 2) sui canti degli uccelli più sorprendenti e melodiosi.

A presto e grazie della lettura!

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