Scopriamo il genere Nestor

Al genere Nestor appartengono in totale quattro specie di pappagalli, due ancora esistenti in natura (ma molto vulnerabili), e due estinte in tempi “recenti”. Questi pappagalli piuttosto insoliti, come poi vedremo, sono (o erano) tutti endemici della Nuova Zelanda e delle isole limitrofe, come le isole Catham, a sud-est, l’isola Norfolk a nord. Le due specie ancora esistenti sono il kea (Nestor notabilis), e il caca (Nestor meridionalis), mentre le due specie estinte sono il caca di Norfolk (Nestor productus) estinto nel 1851, e il caca delle Catham (Nestor Chatamensis) estinto tra il 1550 e il 1700. Assieme al kakapo (Strigops habroptilus), altro strano pappagallo neozelandese, questi pappagalli appartengono alla famiglia Strigopoidea, una linea evolutiva che si è staccata da tutti gli altri pappagalli circa 82 milioni di anni fa, quando la Nuova Zelanda iniziò a separarsi dal continente Gondwana. Questa loro separazione molto precoce (avvenuta prima della grande estinzione di 65 milioni di anni fa) ha fatto si che evolvessero delle caratteristiche molto peculiari, introvabili in altri pappagalli. Questo processo, che vede la nascita di nuove specie a seguito di una separazione geografica/fisica, viene definito speciazione allopatrica. Fonte

Ecco una mappa della distribuzione geografica di queste specie, compreso il kakapo e le due estinte di recente:

Ma prima di scoprire l’unicità di questi uccelli, vediamo vediamo l’origine del nome del genere e la classificazione tassonomica.

Nestor è il personaggio mitologico dell’antica Grecia Nestore, figlio del re di Pilo Neleo e di Cloride, che divenne re dopo l’uccisione del padre e dei fratelli da parte di Ercole. Fu il più vecchio e il più saggio tra i sovrani greci che, sotto la guida di Agamennone, assediarono Troia. Fonte

Ecco la classificazione tassonomica del genere Nestor:

Aves -> Psittaciformes -> Nestoridae -> Nestor

Vediamo quindi qualche foto delle due specie ancora in vita. Ecco il kea:

Ed ecco il caca:

Ecco invece un caca di Norfolk, ovviamente imbalsamato:

Ecco un’illustrazione che mostra come appariva il caca di Norfolk quando era ancora in vita:

Ecco invece un’illustrazione del caca delle Catham basata su racconti e descrizioni storiche, dal momento che per questa specie purtroppo non esistono esemplari imbalsamati:

Probabilmente già da queste foto e/o illustrazioni vi sarete resi conto che questi pappagalli sono molto diversi dai pappagalli dell’immaginario collettivo, ovvero uccelli tropicali dai colori sgargianti, dall’aspetto buffo e dallo sguardo “simpatico”. Tipo così:

Un conuro del sole Fonte

Il kea e il caca sono uccelli che, a differenza della stragrande maggioranza dei pappagalli, vivono in climi temperati e addirittura montani e presentano colori poco appariscenti. Il kea è infatti considerato l’unico pappagallo alpino al mondo, spingendosi spesso anche a quote elevate dove la neve persiste tutto l’anno. Il caca invece predilige le foreste di conifere a bassa quota. Il caca e il kea hanno iniziato a divergere circa 5 milioni di anni fa, nel Pliocene, quando ha iniziato a formarsi la catena alpina neozelandese. Gli uccelli che si trasferirono nelle zone sempre più montuose iniziarono ad evolvere caratteristiche diverse, e sono diventati il kea attuale. Guarda caso, il kea vive soltanto nell’Isola del Sud, più fredda e montuosa, mentre il caca vive in entrambe le isole, anche in quella settentrionale che è più calda e collinare.

Un’altra caratteristica peculiare di questi pappagalli è senza dubbio il loro becco particolarmente lungo e ricurvo, soprattutto la metà superiore.

Il becco del kea Fonte

Tuttavia le due specie lo usano in modo molto diverso. Il caca lo usa principalmente per aprire le pigne delle conifere e raggiungere i semi all’interno, il kea invece lo usa, tra le altre cose, anche come una vera e propria arma. Il kea può essere definito un pappagallo “rapace” che usa il suo becco temibile per cacciare e uccidere piccoli animali, ma anche per scavare (letteralmente) nella schiena di grossi mammiferi, solitamente ovini e durante la notte, e nutrirsi del loro grasso sottocutaneo…

…mentre sono ancora vivi!!! Un kea non potrebbe mai uccidere direttamente una pecora, ma sicuramente può infliggerle serie ferite che possono infettarsi e causare la morte dell’animale. Inoltre l’animale potrebbe anche ferirsi o morire cercando di fuggire. Per questa sua abitudine un po’ sadica e dannosa per l’allevamento, in passato il kea è stato cacciato in massa e portato quasi all’estinzione. Il governo stesso mise una taglia su questi uccelli, e gli uffici pagavano in contanti chiunque portasse il becco reciso di un kea, come prova dell’uccisione dello stesso.

Fino al 1970 il kea era protetto solamente all’interno dei parchi nazionali, e nei terreni delle fattorie era possibile uccidere gli esemplari fastidiosi e/o invadenti. Tuttavia, con una taglia per singolo kea ucciso corrispondente a 65 dollari neozelandesi attuali, i limiti dei parchi nazionali erano davvero inutili, e si stima che fino al 1970 vennero uccisi qualcosa come 150.000 kea soltanto per guadagnare soldi. Si pensa che negli anni settanta fossero rimasti soltanto 5.000 esemplari. Nel 1970 la taglia venne rimossa, e nel 1986 il kea venne definitivamente dichiarato specie protetta. Le stime attuali sono comunque molto basse, attestandosi tra i 3.000 e i 7.000 esemplari, e questo perché nonostante la tutela attiva, ci sono molti altri fattori che mettono a rischio questa specie.

I mammiferi introdotti dall’uomo, come gli opossum (una piaga dilagante in Nuova Zelanda) uccidono regolarmente i pulli di kea. Prima dell’arrivo dei primi polinesiani, avvenuto attorno al 1250 d.C., gli unici mammiferi presenti in Nuova Zelanda erano i pipistrelli (innocui), e la fauna Neozelandese si è evoluta in totale assenza di mammiferi terrestri, ai quali è quindi estremamente vulnerabile. Per non parlare poi dell’avvelenamento da piombo, che i kea ingeriscono curiosando tra vecchi edifici e materiali edili, che ne causa la morte prematura. Oppure ancora dei veleni e delle trappole usati per tenere sotto controllo il numero di specie invasive come opossum ed ermellini, che però finiscono per uccidere anche molti kea (troppo curiosi…).

Forse però dovremmo iniziare a renderci conto che la vera specie invasiva non sono ratti, opossum ed ermellini, ma proprio noi umani.

Oggi ferire o uccidere un kea di proposito è reato penale, e si finisce in galera. Tuttavia, la tentazione di scacciarli brutalmente immagino sia molto forte perché, allevatori a parte, i kea sono uccelli molto intelligenti, curiosi e…distruttivi. Se parcheggiate l’auto nel territorio dei kea, al vostro ritorno potreste ritrovarvela leggermente smontata. Ai kea piacciono soprattutto le guarnizioni di portiere e finestrini, che riescono a estrarre facilmente con il loro becco appuntito.

Gli sfortunati abitanti fanno di tutto per evitare le incursioni distruttive di questi uccelli, mettendo protezioni metalliche attorno alle cose prese di mira, ma spesso i metodi “legali” non sono molto efficaci. I cittadini possono solo rassegnarsi all’inevitabile, perché i kea ormai sono assolutamente intoccabili! Perfino se tentano di demolire le auto della polizia, come in questo video:

Nonostante i caca non siano così “distruttivi”, nemmeno loro se la passano molto bene, sempre per fattori legati all’attività umana (animali introdotti, pesticidi, distruzione del loro habitat, ecc), e sono una specie a rischio estinzione. Uno dei problemi più assurdi che minacciano il caca è l’alimentazione con cibi inadatti a loro, ad opera di persone superficiali e ignoranti che cercano di aiutare questi animali, ma facendogli più male che bene. Nel 2016 l’80% dei pulli di caca che venivano monitorati sono morti proprio a causa di un problema osseo metabolico indotto dall’alimentazione inadatta (come il formaggio) degli uccelli che frequentano zone abitate dall’uomo. Insomma, nonostante tutti gli sforzi di conservazione il futuro dei pappagalli neozelandesi è alquanto incerto.

Ma vediamo ora qualche aspetto della loro biologia, partendo dal kea.

Il kea è un grosso pappagallo, potendo superare i 50 cm di lunghezza e raggiungere il chilo di peso. I sessi sono visivamente identici, ma la femmina è leggermente più piccola e leggera del maschio. Come avrete notato dalle foto sopra, il kea è di un colore marrone/verde militare, con la parte inferiore delle ali (ma non le remiganti) color arancione acceso, e le remiganti barrate di giallo.

Sono pappagalli onnivori, e la loro dieta include vegetali, invertebrati e vertebrati, tra cui le povere pecore. Il kea è un pappagallo poligino, con ogni maschio che si lega a più di una femmina, altra cosa molto rara negli Psittaciformi (i pappagalli), quasi sempre monogami. I kea sono uccelli gregari, che si muovono in gruppi anche di 10-13 individui, in pratica delle “gangs” in cerca di guai (ovviamente scherzo!). I kea costruiscono un nido rudimentale all’interno di profondi tunnel nel terreno e/o tra le rocce, che spesso scavano loro stessi usando il becco come piccone (il loro becco è più versatile di un coltellino svizzero!).

La femmina depone 2-5 uova bianche che cova per 21 giorni. I piccoli nascono inetti, come in tutti i pappagalli, e restano nel nido per un tempo lunghissimo, circa 3 mesi. La mortalità dei giovani kea è molto alta, con meno del 40% di loro che sopravvive al primo anno di vita. Comunque, se se la cavano, i kea sono uccelli molto longevi, e si stima che il 10% della popolazione abbia un’età superiore a 20 anni. In cattività possono invece superare i 50 anni. Come tutti i pappagalli, anche i kea sono uccelli molto intelligenti, giocosi, e in grado di risolvere quiz e problemi di logica, alla pari dei corvidi. Ecco un video che mostra dei kea che si cimentano in queste prove d’intelligenza:

In cattività questi uccelli hanno bisogno di tanto spazio ma soprattutto tantissimi stimoli, altrimenti cadono facilmente in depressione e possono manifestare tendenze autolesioniste. In natura si divertono un sacco, ad esempio giocando con la neve come in questo video:

Sono tra i pochissimi uccelli in grado di usare strumenti, un po’ come i corvi della Nuova Caledonia. Ad esempio, un kea di nome Bruce (foto sotto), che ha perso gran parte del becco a seguito di un incidente, ha imparato a usare strumenti per poter continuare a svolgere tutte le sue normali attività quotidiane, un po’ come se usasse delle protesi:

Ovviamente, essendo un animale super protetto, scordatevi di poterne avere uno come animale domestico. Fonte

Passiamo ora al più piccolo caca, che infatti raggiunge i 45 cm e pesa la metà del kea, in media circa 450 grammi. Il piumaggio del caca è simile a quello del suo fratello maggiore, ma più scuro e marrone/grigiastro. Rispetto al kea, che preferisce zone alpine rocciose e con poca vegetazione, il caca è molto più arboricolo, vivendo preferenzialmente nelle foreste, in alto sugli alberi, e a quote inferiori. Anche il caca è un uccello molto gregario che si sposta in grandi stormi, spesso includendo anche il kea (nelle zone di sovrapposizione degli areali).

Due caca Fonte

Ecco dei caca curiosi che si aggirano tra le case:

A differenza del kea, il caca nidifica in cavità dei tronchi degli alberi. La femmina depone 4-8 uova bianche e le cova per 24 giorni, e i pulli restano nel nido e vengono nutriti per circa 3 mesi. La femmina resta nel nido per quasi tutto il tempo, e viene nutrita dal maschio. In questo periodo le femmine e i piccoli sono molto vulnerabili, e non di rado vengono uccisi dagli ermellini che raggiungono il loro nido molto facilmente. Fonte

Ecco un nido di caca con tre giovani già cresciutelli:

Dal momento che la Nuova Zelanda non ha alcun mammifero terreste endemico, una delle tecniche più utilizzate per sterminare i dannosissimi mammiferi introdotti (ratti, gatti, opossum, ermellini, cervi, ecc) è l’utilizzo di aerei per distribuire migliaia di esche di veleno, il cosiddetto “veleno 1080”, contenenti sodio fluoroacetato.

Questo sale è particolarmente tossico per i mammiferi, e meno tossico per uccelli e rettili, e si è rivelato il metodo più efficace per il controllo dei mammiferi alieni. Una sola incursione aerea può uccidere il 98% degli opossum e il 90% dei ratti in quell’area, senza praticamente arrecare danni all’ecosistema. Soltanto il kea, a causa della sua estrema curiosità, è talvolta a rischio, perché potrebbe comunque ispezionare e/o ingerire queste esche (che bene non gli fanno). La Nuova Zelanda, a seguito dei notevoli sforzi per salvaguardare il suo preziosissimo ecosistema, è il principale utilizzatore mondiale del sodio fluoroacetato. Fonte Fonte

Avete mai visto il programma “Airport security – New Zealand”? Se vi foste mai domandati “Ma perché uccidono tutti gli animali importati illegalmente?”, adesso sapete il perché! Perché l’ecosistema neozelandese, incredibile e unico al mondo, va tutelato AD OGNI COSTO.

Nota mia: i neozelandesi si impegnano a sterminare tutti i mammiferi alieni perché considerati dannosi per la fauna endemica, ma forse non si ricordano che i mammiferi alieni più dannosi siamo proprio noi umani.

Per concludere, la Nuova Zelanda è una terra magnifica, il cui lungo isolamento geografico ha creato una miriade di specie endemiche incredibili, tra cui gli strani pappagalli che abbiamo appena visto in questo post. Tutte specie che vanno tutelate e salvaguardate ad ogni costo, anche se per farlo dovremo essere noi a fare un passo indietro per lasciare i loro habitat incontaminati e privi della nostra presenza distruttiva.

La Nuova Zelanda è un posto meraviglioso! Fonte

A presto e grazie della lettura!

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...